Appunti per una storia di Scordia
prof. Nuccio Gambera

Scordia - La Città

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Lo Sviluppo Urbano

            Prima che il principe Antonio Branciforte rifondasse il paese devastato dal tempo e dalla guerra (“oppidum hoc bello evoque vastatum”, recita una lapide del tempo oggi ricollocata nei locali del Museo Civico “M. De Mauro”), nel Casale di Scordia c’era un piccolo nucleo urbano che vi ospitava i contadini e, periodicamente, quando decideva di sostare nel suo feudo, il barone.

            Parte di questo nucleo è stato individuato a nord-est del centro storico, in quella che attualmente viene indicata come Casa Cancellieri, probabilmente facente parte dell’antica casa baronale, oggi sede di un ristorante.

            A partire da questo nucleo A. Branciforte diede inizio ad un piano di espansione urbanistica che, procedendo dal costone occidentale della Cava, andava nelle direzioni est-ovest e sud-nord, assumendo con l’andare del tempo l’impianto a scacchiera che ancora oggi caratterizza il paese.

            I più antichi edifici sorsero sul ciglio della Cava, orientandosi con lieve inclinazione lungo la direttrice sud-nord che attualmente vede ai suoi estremi la Chiesa Madre di San Rocco (1628) e l’ex Convento dei Frati Riformati di San Francesco (1644), con in posizione intermedia Palazzo Branciforte (1628) e l’antica casa baronale.

            Un po’ più ad ovest, quasi in linea con il lato nord di Palazzo Branciforte, sorse la Chiesa del Purgatorio (1648 circa), oltre la quale, verso ovest, andò formandosi una delle vie principali del paese, oggi via Cavour, nei tempi andati denominata , appunto, strada del Purgatorio.

            Contemporaneamente, destinate a creare un armonioso contrasto con i grandi palazzi gentilizi e borghesi che sarebbero sorti soprattutto nell’Ottocento, cominciarono a nascere numerose le tipiche abitazioni contadine.

            Il materiale necessario per tutte queste costruzioni proveniva in gran parte dalla vicina Cava, che forniva, tra l’altro, tufo e canne in abbondanza, nonché i coppi d’argilla prodotti nella contrada Scalazza.

            L’aumento progressivo della popolazione, e conseguentemente il sempre crescente numero di isolati prodotti dalla fitta rete di vie intrecciantisi ad angolo retto, con l’andare del tempo, grazie anche all’adozione di certamente ragionati correttivi, determinarono una conformazione urbanistica che già nell’Ottocento era caratterizzata da una scacchiera di palazzi gentilizi o borghesi che si alternavano con le case contadine, gli uni e le altre incorniciate da vie che alla fine sfociavano in tre larghe spianate che a nord-est (Piano del Convento), a sud-est (Piano di San Rocco) e a sud-ovest (Piano di Santa Maria), con le loro antiche chiese, delimitavano il paese cingendolo in un grande abbraccio protettivo che rassicurava i suoi abitanti.

            Questa sensazione era favorita, tra l’altro, dal numero delle piazze (tre) e dalla orientazione delle rispettive chiese: verso sud (San Antonio), verso est (Santa Maria) e verso ovest (San Rocco).

E queste piazze, oltre che essere toccate dalle processioni religiose più importanti, con le loro chiese erano le mete più significative di uno speciale rosario itinerante notturno che il popolo di Scordia, ancora legato a pratiche magiche precristiane, recitava per trarre i suoi auspici, in uno sconcertante sincretismo di preghiere ispirate al cattolicesimo e di credenze di accertata origine pagana (Pater Noster di San Giuliano, Preghiera a San Vito).

            In questa distribuzione degli spazi particolare importanza assumeva la strada della Colonna (oggi Corso Vittorio Emanuele), dalla quale sono raggiungibili tutte e tre le piazze.

Così come era importante la strada del Palio (l’attuale Corso Garibaldi), che dal Piano di Santa Maria (oggi piazza Regina Margherita) sale fino alla contrada Montagna, oltre il quartiere omonimo, e un tempo era teatro di una corsa a cavallo che si svolgeva il 15 di agosto nell’ambito dei festeggiamenti in onore del patrono San Rocco, festeggiamenti che prevedevano anche lo svolgimento di una affollatissima fiera del bestiame nello allora vastissimo Piano del Convento.

            I quartieri più antichi e più caratteristici di Scordia sono quelli del Convento (a nord-est del paese), delle Forche (a sud-est, dove un tempo era innalzata la forca per i condannati a morte), del Fiumillo (a sud, dove si trovava una sorgente d’acqua) e del Palio (a ovest, ai margini del corso Garibaldi). Questi quartieri incorniciano il centro urbano rappresentato dalla strada della Colonna e dalla strada del Purgatorio con le vie trasversali che le incrociano perpendicolarmente.

            Oggi il degrado e l’abusivismo hanno sconvolto il centro storico, mentre, in assenza di un’adeguata cultura del territorio e di validi strumenti urbanistici in grado di rendere vivibile la città, quest’ultima si espande a macchia d’olio in un processo che sembra inarrestabile.

            Negli ultimi decenni a nord ed ad ovest sono sorti nuovi quartieri anonimi e insignificanti con le loro case a più piani solitamente non rifinite all’esterno, con le loro strade strette e prive di luce, rumorose e sovraffollate di auto (Chiuso, Guccione, Montagna, Pinnatazza), mentre a sud-ovest, a sud e a sud-est se ne sono formati altri in un piano di sviluppo più razionalmente disegnato (Barona, Cittadino, Ponticello, Gabella San Rocco). La zona della Montagna, intanto, che per le sue caratteristiche paesaggistiche meritava una maggior protezione, è stata invasa dal cemento e dalla speculazione.

 

 

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